L’onda anomala

C’è stato un tempo in cui amavo pensare, e provavo a dipingere i miei pensieri con tocchi delicati.
Poi mi prendevano, furiose, rabbia e passione, e la tela si imbrattava di colori inquietanti.
C’è stato un tempo in cui scrivere era sollievo per il cuore, e le parole che incatenavo l’una all’altra il gancio al quale mi sarei tenuta stretta per non affogare in me stessa.
Ci sono sempre tempi e momenti, e stagioni che volano via portando con sè gli aspetti migliori di quello che siamo stati. O che saremo, in un moto perpetuo impietoso e inevitabile come la vita quando si fa prigione.
Adesso che sono questo nucleo di carne pulsante ma stanca posso voltarmi indietro, veramente, e carpire e suggere e nascondere quello che posso tenere per me, senza che anima alcuna reclami il maltolto.
Adesso posso indossare un abito da prostituta o da suora: il centro della questione sarebbe comunque messo in luce nella maniera giusta.
Tornando indietro ci si guarda come se si fosse altro da sè, e si prova stupore, o sgomento, per quello che abbiamo tessuto, mentre il tempo ci passava addosso come il manto nero della morte.
E sfilano via le convinzioni testarde e a volte ottuse della prima gioventù, le promesse recitate a fior di labbra e quelle taciute ma radicate dentro.
Si allontanano, svanendo in dissolvenza, i volti opachi di chi amammo, e quelli di chi non ci amò perchè eravamo diverse da come avrebbero voluto.
A volte la vita sembra un gioco ad incastri: come quelli dei bambini.
Peccato che quasi mai le formine combacino con gli alloggiamenti.
Stamattina, ormai ieri, mi è stato garbatamente ripetuto che vivo come mi pare,  in maniera anarchica.
Eppure di compromessi so di averne dovuti ingoiare tanti: non credevo  sarei stata ancora tenuta nella condizione di chi, per bisogno di amore e certezze, deve adeguarsi a modelli comportamentali che sente ormai lontani, o che non ama, semplicemente.
Perchè non finisce mai, fra tentativi di fuga disperata e sensi di colpa che non avrebbero più ragione di esistere.
E invece a volte si china il capo, sorridendo, e si spegne la mente.
On. Off.

Antonello Venditti – Ora che sono pioggia

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