lei, lui, l’aria

Lei non ama le feste; non le ha mai amate davvero.

Troppi ricordi agrodolci nel suo fardello di buone intenzioni con date di scadenza regolarmente disattese.

Quest’anno, poi, le ama ancora meno.

Lui vive da un’altra parte, con altre persone intorno.

Probabilmente finge un interesse che non ha. Recita un sentimento che non prova.

Si arrampica sugli specchi – a lei pare – in una specie di gioco funambolico che farebbe ridere, se non fosse intrinsecamente crudele; e lei non ha più voglia di scherzare. Soprattutto sulla pelle della gente. Soprattutto sulla sua.

Ha abbozzato, ha finto di credere alle parole bugiarde, disponendosi, stavolta, ad un ascolto di tipo limitato.

Parli pure, dica e racconti; annuirà, tanto al telefono le espressioni non sono rilevabili.

Le sovviene che l’indomani è la befana (sì, dice a suo padre col pensiero, deriva da epifaino, anche se il greco lo ricorda poco).

Tanti sei gennaio le sfilano davanti come soldatini di una collezione abbandonata all’abbraccio della polvere.

I primi, quelli di mezzo e gli altri, testimoni del Disincanto.

Si passa una mano su un ciuffo di capelli che non vuole saperne di stare al suo posto. Lo incastra fra l’orecchio sinistro e la stanghetta degli occhiali, porta il telefono sul lato destro della testa e annuisce, con un sorriso amaro, al suo uomo in fuga.

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger. Potete trovare parole e partecipanti su “Verba Ludica”, al link http://carbonaridellaparola.blogspot.it

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