
Così sono tornata, oppure l’ho solo creduto.
Quando metti via un abito amato, strausato e poi venuto finalmente a noia lo dimentichi nell’angolo più buio dell’armadio. Per anni, secoli, millenni.
A volte ti torna in mente e ti chiedi se ti starebbe ancora bene, addosso, tenuto conto di tutto il tempo volato via.
Ci pensi ma non lo cerchi nemmeno: forse non aveva importanza, o non era così buono/bello/adatto.
Forse non è mai esistito.
Il tempo consuma il tempo, gli anni che hai, i segni che ti ha lasciato sul viso.
Tempo prodigo, in questo.
Molto, molto generoso.
In una sera di freddo a tradimento l’abituccio fa capolino in un anfratto della memoria e allora, mossa da chissà quale demone, ti dirigi come un treno verso l’armadio.
Lo straccetto è nel suo angolo dimenticato, avvolto in una bustina di carta sottile.
Convinta di guardarlo, stretto in una mano, guardi in realtà, con gli occhi della mente, tutti quelli che ti sono passati accanto, che ti hanno rivolto un cenno di saluto; quelli che hanno sostato a lungo ma non abbastanza da averti lasciato dentro anche solo una piccola scintilla di luce.
Guardi quelli che sono andati via perchè dovevano, com’è nella natura di ciò che accade. Il motore si ferma e bye bye: appuntamento altrove, e chissà quando.
Fra i passati oltre ci sono anche tutte le “te” stratificate negli anni.
La bambina vivace e solitaria col nastrino fra i capelli tagliati a caschetto.
La scolara che piangeva dietro vetri e sbarre ostili.
La giovane donna innamorata, piccola di fronte al suo amore gigante, che la prendeva in braccio e la faceva girare in tondo, come se fosse su una giostra.
La meno giovane sposa di un altro, non previsto. La futura mamma incredula, la mamma che scoppiava di amore, la figlia che seppellì il padre e poi la madre e che tante volte sperò di essere seppellita anche lei, e che ancora ci pensa.
Tempo. E’ solo questione di tempo.
E niente è importante come potrebbe sembrare, a guardare le cose dall’alto di una balaustra presa a schiaffi da un vento freddo, imprevisto, anticipato.
Sei affacciata sul teatro della tua vita, ma a volte non sei sicura che gli eventi ti abbiano visto protagonista senziente.
C’ero, o l’ho solo immaginato
Nessuna certezza, nessuna definitività.
Ti scuoti dalla nebbia dei ricordi.
Il povero vestitino è sempre stretto nella mano.
Deciderai se spiegarlo e provare a ridargli vita, o se rimetterlo via, fra le cose da dimenticare per sempre.
Lo deciderai, ma domani.
Indossalo, sei tu. Hai vissuto, sofferto, gioito meno di quanto avresti voluto, ma sei tu. Indossalo e sii fiera di te, Nicoletta. Hai amato, ami e sei importante. Ricordalo.
Leggerti è viverti, non capita quasi mai in questo ambiente. Io passo di tanto in tanto per affinità sintattiche, emotive e per qualche altro oscuro motivo che fa capolino dall’armadio come il tuo vestito dismesso. E’ sempre un piacere Nita.