impressioni di dicembre

E tornano puntuali le feste di dicembre col loro carico di amore/odio che va a cicli.

In genere si parte bene, con illusioni e stucchevoli afflati di amore per il mondo intero.

Solo che da bambina non hai idea di cosa sia uno stucchevole afflato.

Sei felice, nasce il bambinello e babbo natale (ai miei tempi la befana) ti porta tante cose carine,  generalmente desiderate.

Crescendo inizi ad avere consapevolezza del fatto che esisti, che sei un puntino fra miriadi di puntini e che, usando manciate di razionalità imparata a suon di schiaffi, riesci ad apprezzare le feste perché devi insegnare ad altri a fare lo stesso. E, forse, ti succede di credere che le cose abbiano senso, magari mentre guardi, imbambolata, le luci che si accendono e si spengono e poi si riaccendono eccetera.

Ma il piccolo mondo voluto inizia e sgretolarsi piano fino a franarti davanti, e festeggiare fra le macerie non è quello che normalmente ci si aspetta.

Rimangono i baluardi da sempre, ma sempre in questi casi è avverbio aleatorio come il tempo stesso; quindi, secondo  l’ordine naturale delle cose, perdi anche quelli.

E così, di ciclo in ciclo, rimani a temere dicembre per il carico di promesse disattese, sapendo che il disincanto è il più saggio compagno di strada, ma anche il più misero.

A quel punto, pensando agli antichi trascorsi, puoi decidere se iniziare a perpetuare speranze, illusioni e stucchevoli afflati di amore.

O se smarcarti e continuare a coltivare fiori e silenzio.