solo opinioni molto personali

hands

Forse la donna e l’uomo non sono fatti per vivere insieme.
Cioè per convivere, coabitare, coesistere.
La continuazione della specie, ammesso che ciò abbia ancora un senso, non dovrebbe prevedere necessariamente un ammasso di catene arrotolate sulle spalle.
Eppure siamo circondati di coppie: lo siamo stati anche noi.
Il fatto è che ci sono maggiori probabilità di durata se si è iniziato un percorso insieme da giovani.
Certo, l’amore (inteso come passione, fusione, complementarità) è destinato a scemare: rimangono la conoscenza reciproca, quella delle proprie, vicendevoli debolezze, il “sapersi”.
Incontrarsi nel mezzo del cammino è una sorta di falso scopo.
Il cuore è invecchiato, forse prima di tutto il resto.
Ci si può illudere.
A volte si sceglie di stare insieme o, peggio, di convivere.
Per appassire appoggiati alla stessa balaustra, per assistersi, per declinare faccia a faccia, perdendo ogni giorno un grammo di autosufficienza e dignità.
Eh, sì, io non conto nulla, ma se ci estinguessimo non sarebbe un gran danno.
Siamo dinosauri: a noi seguiranno forme di vita intelligente.
Post scriptum.
Buona festa della riproduzione per partenogenesi a tutti.

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ad agosto

AAA

Le notti alternative di agosto.
Cielo stellato, aria calda, secca o umida, sono un dettaglio.
Le notti di agosto attraverso una vecchia balaustra verde scuro, un po’ scrostata, attraverso una selva di pini rispettati nei decenni come esseri umani: anche di più.
Oltre la ringhiera scrostata, oltre gli alberi e le strade a casaccio c’è la vita.
Quella degli altri.
Con le valigie, i bagagli approssimativi e gli indumenti un po’ spiegazzati per la fretta.
I gridolini di eccitazione, misti ad ansia e gioia.
Si va.
Magari per poco, dati i tempi, ma si va a prendere quello che spetta.
La telecamera zuma all’indietro, verso le strade a casaccio, i pini, la lunga balaustra che avrebbe bisogno di un ritocco.
Zuma, anzi punta dritta sulle notti alternative di agosto.
La stanza è grande e ariosa.
Dal soffitto pende una ventola che ha ben cinque velocità.
I mobili di rattan verde sono accoglienti, le lenzuola fresche di bucato.
Libri e pendrive un po’ ovunque.
Atmosfera di altri tempi e tecnologia moderna, a parte un vecchio tv color a tubo catodico.
Sul comodino un libro appena ricevuto in regalo e un bicchiere di vino bianco, freddo.
Nel cassetto vecchi e nuovi cimeli: un “ciuccio” di caucciù ingottito, due cd da masterizzare, una micromachine della polizia, due scatole di xanax.
Forse la vita che ci è toccata è semplicemente quella che abbiamo meritato.

R.E.M. – Hope

absolute beginners

ColliennePiù comune di così?
Appoggiata con le ginocchia contro la solita balaustra che sovrasta i ricordi provo a perdermi ancora nella nebbia fitta di quel che è stato.
Toh, la nebbia si è quasi diradata del tutto, e non me n’ero accorta.
Le belle facce emergono, staccate dai corpi, come moscerini galleggianti in un liquido viscoso.
Emergono in ordine: prima le più recenti, poi quelle antiche.
Guardano con occhi inespressivi, eppure parlano al cuore.
Dicono tante cose, pronunciano parole vuote, provano ad imbastire abbozzi di frasi con un senso compiuto.
Blaterano, in alcuni casi; sciorinano giustificazioni e scuse che non hanno più ragione d’essere.
Le belle facce senza senso affiorano in superficie ed evaporano come pozzanghere sotto il sole di agosto.
Quel che resta non è più storia, non più passato.
Solo un debole tramite verso il cielo.

David Bowie – Absolute Beginners

* foto di Gregor Collienne