Niente è come sembra: la rabbia incontenibile perchè gli argini minacciano di cedere, la cortesia affettata, la riesumazione tardiva di due persone, Romeo e Giulietta degli anni ottanta, che non esistono più.
E in tanto grazioso anacronismo mi muovo come una macchina programmata per funzionare al meglio e senza sprechi.
Esser diventata la cantrice del perduto amore alla fine mi ha messo di fronte al fatto che non avessi più nulla su cui versare lacrime: panta rei, e aggiungo menomale.
La vita-recita di ognuno di noi contempla facce che sfilano via in successione più o meno rapida: qualcuna resta, con un sorriso antico stampato sul volto, la maggior parte si dilegua lentamente come gli ectoplasmi di certi libri.
Ti svegli, un giorno, ti guardi intorno e non riconosci la fauna che ti limita lo spazio vitale con giri concentrici degni di uno squalo.
Poichè siamo adattabili per eredità e definizione, svolgo velocemente il mio compito di brava esecutrice ormai esperta nell’arte di indossare maschere alla bisogna, e torno sulla mia strada.

Alla fin fine tutti, bene o male, indossiamo delle maschere
Pirandello lo aveva capito molto prima di noi, e chissà quanti prima di lui.
Mimmo, un bacio.
Ho la presunzione da sempre di intravedere quello che si cela dietro la maschera e di guardarlo con fermezza. Che mi piaccia o meno Nico, dai centomila si torna sempre all’uno che li contiene tutti. Ma non c’è più tempo per separarli, vederli assieme e distinguerli è già una gran cosa. Salutiamo.