Sul tavolo della cucina c’è qualcosa che puzza: forse il contenuto di un barattolo.
Apro: il sugo di pomodoro presenta una patina verdastra – gran brutto vedere – segno dell’ormai altarata omeostasi chimica.
“All’anima sua”, penso irritata.
Tempo due giorni, il mio sugo è andato a male.
A male come tutte le cose che si consumano in sordina.
“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.
Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link

Finale stupendo! L’ultima riga di questo tuo breve lavoro è davvero una sublime conclusione.
:) Ce ne sono di cose che fanno muffa, in questo mondo…
resta comunque la possibilità di riprovare ad libitum sughi ancor più gustosi. Se penso a questa società dei consumi che butta nell’indifferenziato anche le “idee” migliori.
(certo che quell’immagine fa proprio schifo però, neh :) )
Sunto di quello che accade, Daniele. :/
Se non dai voce al malcontento esso ti si rivolterà contro. Come rabbia, ulcera, disincanto.
Ce ne sono eccome, Ederlezi. A volte penso di essere sul punto di ammuffire anch’io.
E la pioggia torrenziale fa la sua parte.
Sì, l’immagine è schifosa. :)
Lo so, Bardaneri, ma se la sorte di qualunque intingolo è quella di finire così, tanto vale pensarci bene, prima di mettersi ai fornelli.
Metafora spiccia ma efficace.
La muffa, mia cara Nita, è come il letame: foriera di vita. De Andrè lo ha cantato molto bene :)
Sotto questo profilo è decisamente comprensibile come possa scorrere la fase di non controllo che porta a qualsiasi tipo di adulterazione, in maniera più o meno silente. Bisognava pensarci …
Raymond
Le favole private
Sì. Tieni presente che dalla muffa è venuta la penicellina, tra l’altro.
Ciao Francesca. :)
Scusa, Billy Hunt, ma credo di non aver capito il commento.
(non riuscivo a convincere wordpess sulla mia identità poi ho ceduto, per loro sono kremab e non kreben) così finalmente posso dare il mio “rassicurante”, spero, contributo. La “muffa” dichiara in modo esplicito ed evidente che il sistema è privo di robe estranee e allora, come qualsiasi podotto “naturale” va trattato secondo natura e non secondo comodità nostra. E’ il suo limite, ma anche la sua forza… Un saluto
Sì, Benito, sei rassicurante. :)
Sughi a parte, c’è un grande, enorme bisogno di autenticità, di situazioni (e persone) non artefatte, di naturalità senza pretese di sorta.
Non è facile, ma si può dare il proprio, doveroso contributo.
Certo che riuscire a scrivere tutte le parole, non facili tra l’altro, in così poche righe è segno di grande abilità.
Non so, non credo.
Mi è venuta di getto, ma mi son riproposta di scrivere “bonsai” più spesso.
Chissà se ne sarò capace.
hai ragione … si è trattata di elucubrazione più di un commento, chiedo venia. Volevo solo evidenziare la mia piacevole sorpresa di essere ricondotto a processi evidenti e quotidiani. Visibili ai sensi, sentore ed odore …
Magari non avevo capito io, Billy.
:)
Nicoletta questo post mi hamesso in crisi nei tuoi confronti. E’ la prima volta che mi succede: ci penso da ieri e non sapevo decidermi a dirtelo. Questo post non è da te, io lì non ti riconosco , non c’entra la lunghezza … tu sai scrivere, lo hai sempre saputo fare. Questa non sei tu. Perdonami.
Oppure sono la nuova Nicoletta, Enzo.
Chi lo sa? :)
E’ che in questo ultimissimo periodo sono stringata in tutto quello che faccio, e sto bene.
Avevo pensato di “scrivere bonsai”, ma se non mi si riconosce nemmeno più…
Nicoletta innanzitutto grazie per la risposta. Ho riletto ancora questo post e non mi riesce di cambiare idea; non dipende dalla sua stringatezza c’è dell’altro e non so spiegartelo. E’ anche vero che se questo è il tuo nuovo corso ci sono ancora troppo poche cose per definirlo, aspetto il seguito.
Io sono sicuro della tua cifra e in condensato ( che non sia quello di TW) potrai incidere certamente sulla pelle della blogosfera. Salutiamo.
Mi piace molto il finale, come ha detto qualcun altro.
E trovo che la foto non sia schifosa. A me mette pure allegria, un’esplosione di colori.
Ciao :)
Antonella
Forse ho solo fatto “il mio tempo”, Enzo.
Oppure ho bisogno di nuovi input.
Non so, vado assolutamente a ruota libera, ma fai benissimo a comunicarmi le tue sensazioni: per me tutto ciò è importante anche per capire me stessa.
Salutiamo, come sempre. :**
Ciao Antonella, grazie per essere passata da quello che, una volta, è stato un blog “serio”. :)
La foto della muffa può essere schifosa, in effetti, ma se consideriamo che la muffa è vita,allora dobbiamo accettare l’assunto che, a volte, essa possa essere schifosa, ma solo temporaneamente.
Mi sa che mi sono incartata…
Anyway, benvenuta. :)