saluti

Credibili i ragazzi e le loro mani che salutano fintamente nella scena di un film. Potrebbero essere quelli che siamo stati o chi, per noi, è adesso.
They wave and go.
Poi cala il sipario, il regista si allontana, parte la musica della sigla finale.
Si volta pagina e si aspetta di leggere la successiva, anche se spesso non se ne sente nemmeno il bisogno.
A qualcuno non piacciono le storie compiute, quelle che seguono fedelmente un copione concordato.
A qualcuno piace andare a braccio con gli occhi bendati sperando nel rischio e a seguire, magari, nella benevolenza della dea fortuna.
Come biasimarli?
Se la vita è solo una non andrebbe data in pasto al benpensante moralista o al puparo in servizio.
Prendere quel che resta di sè sotto un braccio e andare via, se serve.
She/he waves and goes.
Oggi, per dire, è già domani.
Nuove, incerte prospettive si affacciano piano fra tutto ciò che è stato detto e fatto.
Anche contro di noi, mentre eravamo impegnati a spolverare vecchi scaffali e ricordi stratificati come fossili di ere geologiche.
Pensare, pensare: la mia improduttivissima attività preferita da sempre…fino a quando non mi sono svegliata dopo aver preso una gran botta in testa.
Now, if you please, I wave and go.

2 pensieri riguardo “saluti

  1. “Nuove, timide prospettive si affacciano sgomitando fra tutto ciò che è stato detto e fatto.”
    La sento come una novità bella questa frase, un cogliere il futuro che urge in te, che ti rende più libera e bella. Non ce n’era il bisogno potresti rispondermi, già lo ero. Perdonami ma io penso che quando ci si sente più leggeri è perché ci si assomiglia di più nel profondo e non è da tutti. Mi piacciono le tue notizie e quando sono belle, di più

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