verso le foglie morte

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Io lo so che oggi, con lui, c’eri tu.
Me l’ha detto una folata di vento, discreta fra i capelli che proprio non vogliono saperne di stare in ordine.
Ordine: parola dalla cento accezioni.
Ma divago, divago.
Me l’ha detto il vento in persona, soffiando da nord est.
“Lui era con lui”.
Erano insieme, le due maglie della mia catena di sangue, dolore profondo, persistente, e gioia in forma di piccoli scoppi improvvisi.
Quelli che ti aspetti, prima o poi, ma che non sai mai quando ti faranno brillare l’anima.
Brillare: che io ricordi, parola con due accezioni fondamentali. Entrambe ” a tubo”.
Mi sono sempre chiesta se fosse possibile, e come, provare a vivere con la testa alternativamente bassa, o fra le nuvole. Eludendo di proposito la miseria di una realtà necessaria, dicono (dicono) propedeutica al rumore di pagine girate in fretta.
Quindi oggi posso dire che sì, è possibile vivere con un cervello che funziona a scoppio, e poi si spegne fino allo scoppio successivo.
E, nel frattempo, si masticano rabbia, amore, impotenza. E poi, all’inverso, impotenza, amore, rabbia.
Con l’amore sempre al suo posto, al centro, cioè al centro del cuore.
Cuore che, nonostante ogni manrovescio, continua a fare il suo dovere. Con mia grande meraviglia.
Perciò io so che tu c’eri, quando lui ha stretto una mano ed è uscito sotto un tetto di nuvole alte.
E c’eri quando ha acceso una fiammella nella penombra, e tu hai soffiato come il mio vento di nord est.
Adesso tutto è pace e quiete.
In sottofondo posso ascoltare le onde del mare, e rispondere a tono.
Ho scritto a singhiozzo. Ho scritto frammentato.
E non avrei potuto fare altro, nemmeno volendo con tutte le mie forze, perchè sono appena emersa da un mare di singhiozzi.
E frammenti di vite giustapposte con garbo e amara ironia.

Ivan Graziani – Navi

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