i gatti di passaggio

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Mi piace pensare che abbiano attraversato la nostra vita per insegnarci qualcosa.
Forse è un modo per mettere a tacere la ridda dei “se avessi controllato”, “se non fossi uscita di casa proprio allora”. Un modo per dare sollievo al dolore sordo che stringe lo stomaco in una morsa, e picchia in testa.
I gatti di passaggio, quelli che non rimarranno con noi a lungo, li riconosci subito.
A volte hanno pochissimi denti in bocca, e non saprai mai se le malattie hanno avuto la meglio sull’età, o viceversa. Altre volte i loro occhi sono coperti da un velo bianco che non ti farà vedere mai le loro pupille, ma solo il loro piccolo cuore buono.
Portano con sè un’aura di precarietà che ti inquieta, ma che te li fa amare in modo speciale, perchè speciali sono loro, con quattro denti in bocca o con gli occhi bianchi.
Mi sono affacciata, poco fa: oggi il vento soffia forte da nord, e il sole è intermittente.
Rocco riposa sotto una spessa coltre di trifoglio spontaneo, infittito dalle piogge torrenziali di questo lungo inverno.
Enea è poco distante; sulla sua testolina massacrata da un’auto folle solo terra smossa, e un mazzetto di fresie colte per ringraziarlo di tutto l’amore che mi ha dato in otto mesi di vita insieme.
Stamattina ho interrato su di lui dei semi di una pianta tappezzante che, se va bene, darà dei fiorellini azzurri.
Alisso, credo.
Troppo poco tempo con me, ma in fondo l’ho sempre saputo.
Lo sanno sempre, i genitori dei gatti di passaggio. Non possono ipotizzare come e quando, ma la certezza che li perderanno presto non li lascia mai.
Che la mannaia abbia l’aspetto di un’iniezione di Tanax, o quello del paraurti di un idiota in corsa finisce per diventare irrilevante, però c’è bisogno di tempo; di giorni che passino piano, di ore da riempire di mille cose per non pensare ai “se fossi stata più attenta”, “se non fossi uscita di casa proprio allora”.
E mi piace pensare, anche, che qualcosa di loro rimarrà con noi finchè vivremo.

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6 pensieri riguardo “i gatti di passaggio

    1. Io lo dico, io lo penso e ci spero. Caro Enzo, non volermene: mi sono esiliata in un posto dove vedo tanti animali e poche persone: per me il paradiso. Non prometto, ma farò il possibile. Sai cos’è l’afasia dell’anima?
      Penso di sì.
      A presto.

  1. Nicoletta conosco la dimensione di cui parli ma ciò che ti offro , se vuoi, è solo un ricordo e una lettura. Non sarà il Paradiso ma per me un po’ ci somiglia. Un caro abbraccio.

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