l’orticaria

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La luce azzurrognola del monitor illumina il mio viso pallido e una striminzita porzione del tavolo in terrazza.
La serata è appena fresca, piacevolmente fresca.
Tutto, intorno, sarebbe quietamente perfetto se la voce alla mia sinistra non continuasse a blaterare di vicende di altre ere, alterandone parole e senso.
Non reagisco, non rispondo.
Non sono solita sparare contro la croce rossa, sebbene una paio di vaffanculo ci starebbero tutti.
Forse, forse perchè i miei princìpi, lentamente e pervicacemente acquisiti, oggi, in realtà, mi impedirebbero anche solo di mostrare disappunto.
Una bella maschera e via, a testa bassa contro perdite importanti, definitive; a perdite ritenute roba da poco, a perdite purchessia.
Stare a interrogarsi sui perchè della vita all’una e quaranta di notte cosa potrebbe mai produrre?
Oltre a un’orticaria violenta ed epocale, voglio dire?
L’ultima che io ricordi risale a circa vent’anni fa, perchè, pour parler, certe orticarie rimangono pietre miliari nella storia dei periodi peggiori della mia vita.
Con i tonfi del tono dell’umore e la socievolezza di un ornitorinco.

Depeche Mode – It’s No Good

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